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Gruppo di Lavoro per gli Orti Botanici e i Giardini Storici della Società Botanica Italiana | ![]() |
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L'Italia rinascimentale è stata percorsa da una corrente creativa di notevole portata, nel cui alveo si sono modellate insuperate espressioni artistiche, che ancora oggi costituiscono il principale fondamento del prestigio culturale di cui la nostra nazione è accreditata nel consesso mondiale. Lo straordinario interesse suscitato dai magistrali capolavori dati alla luce da pittori, scultori, architetti e altri artisti di quel periodo, tuttavia, relega in un cono d'ombra la messe di contributi generosamente offerti per arricchire la cultura dell'umanità di altri contenuti, particolarmente di quelli legati all'osservazione e alla ricerca scientifica: uno tra questi è l'invenzione dell'Orto Botanico, inteso come istituzione accademica concepita per la coltivazione e conservazione di piante a scopo didattico e di ricerca scientifica.
Il primo Orto Botanico del mondo viene fondato a Pisa nel 1543-1544 da un medico e botanico imolese, Luca Ghini. L'impatto sulla comunità scientifica dell'epoca è tale, che ben presto altri Orti vengono costituiti presso le più prestigiose sedi universitarie d'Italia e d'Europa, quali Firenze, Padova, Leiden, Montpellier, Bologna. L'eccezionale lungimiranza del Ghini, inoltre, è testimoniata dagli oltre 1.700 Orti Botanici in funzione oggi nel mondo, una cifra peraltro in continuo aumento.
A questo primato e alla lunga tradizione di studio ed insegnamento da esso scaturita, si ispira il Gruppo di Lavoro per gli Orti Botanici e i Giardini Storici, costituito quasi trent'anni fa in seno alla Società Botanica Italiana da un piccolo ma qualificato ed appassionato gruppo di soci a vario titolo coinvolti nella gestione o nell'utilizzo di queste istituzioni. Oggi, vi fanno capo oltre 200 aderenti e oltre cinquanta fra Orti Botanici universitari o di Enti locali, Giardini Alpini, Orti Botanici Forestali ed Arboreti.
La sua gestione è affidata ad un Consiglio Direttivo, che viene eletto ogni tre anni nell'ambito dei soci della S.B.I. Ogni anno, il Consiglio è tenuto a indire una riunione amministrativa e a produrre la relazione sull'attività svolta e quella sul programma di attività per l'anno successivo.
Tra le finalità del Gruppo rientrano la promozione e lo stimolo delle attività degli Orti Botanici e dei Giardini di tutta Italia per mezzo di riunioni scientifiche o tecniche dedicate a vari temi, quali le collezioni botaniche, la didattica (sia universitaria che extra-universitaria), la divulgazione, la storia e l'architettura dei giardini, la gestione delle collezioni botaniche e del verde pubblico e storico, la conservazione della biodiversità vegetale (oggetto di un recente protocollo d'intesa con il Coordinamento Nazionale Parchi e Riserve Naturali), la legislazione internazionale sul commercio e l'esportazione delle piante, il trattato CITES ecc.
Le proposte di attività e altre notizie inerenti alla vita del Gruppo sono pubblicate in un notiziario a periodicità irregolare, che viene inviato a tutti gli aderenti.
Il nucleo originario di istituzioni facenti capo al Gruppo è rappresentato principalmente da Orti Botanici universitari, alcuni dei quali, oltre a quelli sopra citati, sono di antica fondazione, come si può notare dalla cronologia qui illustrata.
| Cronologia degli Orti Botanici italiani aderenti al |
| Gruppo di Lavoro per gli Orti Botanici e i Giardini Storici della Società Botanica Italiana. |
Orti Botanici Universitari e Municipali |
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La loro importanza nella storia della botanica è stata rapidamente delineata in precedenti paragrafi; resta da precisare che, ad onta della specificità di utilizzo delle piante coltivate, gli Orti Botanici rinascimentali si conformano pienamente al lessico progettuale di altri giardini dell'epoca, segnatamente gli Horti sanitatis dei conventi medievali, il luogo ove il frati erborista educava alla conoscenza dei semplici gli allievi (generalmente uno solo) e traeva elementi per le sue sperimentazioni: Luca Ghini, infatti, fonda il primo Orto Botanico pisano proprio nel chiostro segreto di un monastero in via di smantellamento; del suo Orto, sfortunatamente, oggi non vi è più traccia alcuna, ma l'impianto dell'Orto Botanico di Padova, di due anni posteriore e tuttora perfettamente conservato, mostra con chiarezza i connotati dei giardini claustrali, simbolicamente ripresi nel logotipo del Gruppo. Alla luce di queste considerazioni, gli Orti Botanici più antichi vengono annoverati a pieno titolo tra i giardini storici, e come tali sono oggetto di indagini di carattere storico-botanico. In effetti, molti dei botanici che operano presso queste istituzioni si dedicano alla storia dei giardini e allo studio di giardini storici, spesso in collaborazioni multidisciplinari. Questi Orti, tuttavia, non si limitano a conservare - in forma più o meno cristallizzata - un prezioso retaggio del nostro passato, ma hanno subito una progressiva evoluzione funzionale per essere abilitati a offrire tutti i servizi svolti anche dalle istituzioni più moderne, che peraltro derivano da una progettazione specifica: ad esempio le strutture dell'Orto Botanico di Sassari, per la cui realizzazione sono stati recentemente stanziati fondi ministeriali, nasceranno in perfetta integrazione con il costituendo Polo Didattico della Facoltà di Scienze, mentre l'Orto Botanico di Tor Vergata dispone di una vasta superficie (110 ettari) per l'impianto di collezioni rappresentative di varie situazioni fisionomiche. In ogni caso, i criteri che gli Orti Botanici - antichi o recenti che siano - devono almeno in parte rispettare sono i seguenti:
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Agli Orti Botanici universitari si sono affiancati progressivamente, in seno al Gruppo, strutture gestite da Enti locali, tra cui spiccano numerosi Giardini Alpini. A differenza degli Orti universitari, si tratta di istituzioni relativamente recenti. I più antichi infatti risalgono alla seconda metà del secolo scorso, quando il botanico e floricoltore ginevrino Henry Correvon si fece promotore della istituzione di giardini Botanici Alpini in Svizzera, non solo con motivazioni scientifiche, ma anche allo scopo di fare cosa utile alla protezione della flora alpina e di sensibilizzare il pubblico alle sue bellezze.Il più antico giardino alpino italiano è quello denominato "Chanousia", sorto alla fine del secolo scorso presso il Piccolo S. Bernardo (allora in territorio italiano) ad un altitudine di 2200 m s.l.m. La sua fondazione risale esattamente al 28 Luglio 1897, quando la collezione di piante dell'abate Pierre Chanoux, rettore del vicino Ospizio dell'Ordine Mauriziano fu, per iniziativa dello stesso abate, trasformata in un Orto Botanico Alpino che, in seguito, avrebbe ricevuto il nome di "Chanousia", per onorare la memoria del fondatore. Sin dalle origini, Chanousia fu un vero e proprio Orto Botanico, fornito di un laboratorio di ricerca. Dapprima sotto la guida dello stesso Chanoux (fino al 1909, anno della sua morte), e successivamente sotto la direzione di Lino Vaccari e il sostegno del C.A.I., prosperò svolgendo importanti ricerche, soprattutto sull'ecologia delle piante alpine, e operando una seria divulgazione scientifica. Dopo anni di abbandono, l'opera di ricostruzione fu avviata nel 1976 e il 4 luglio 1978 iniziarono i lavori che hanno condotto all'attuale totale riassetto.
Il secondo Giardino Botanico Alpino in Italia fu istituito nel 1904 sull'Etna, voluto come giardino di acclimatazione da Cavara, che lo denominò "Gussonea" in onore del botanico Gussone. Esso fu successivamente distrutto da un'eruzione vulcanica e solo nel 1979 fu ricostruito in località viciniore, con il nome di "Nuova Gussonea".
Nel 1938, ad opera dell'allora "Museo di Storia Naturale della Venezia Tridentina" (attualmente denominato "Museo Tridentino di Storia Naturale") fu istituito il "Giardino Botanico Alpino delle Viotte di Monte Bondone" che può, tra i Giardini Botanici Alpini italiani, essere considerato il più antico attualmente esistente in quanto è l'unico che ha svolto un'attività continua dalla fondazione sino ad oggi.
Nel dopoguerra infine numerosi Orti e Giardini Alpini sono stati istituiti in tutta Italia ad opera di Enti, Istituzioni e privati fino ad arrivare alla consistenza attuale. Il più recente è il Giardino Botanico "M. Tenore" di Lama Peligni alla Majella.
Gli Orti Botanici comunque, da soli o congiuntamente alle strutture di ricerca collegate, assolvono a numerose funzioni.
In primo luogo sono supporto alla didattica a tutti i livelli: in particolare a quella universitaria, cui sono deputati istituzionalmente, ma da qualche anno a questa parte anche a quella preuniversitaria, a tutti i livelli, con iniziative volte a dare agli alunni di ogni ordine e grado elementi basilari di conoscenza del mondo vegetale e soprattutto destinate a creare una coscienza naturalistica. Tra le azioni degli Orti Botanici rivolte all'utenza extra-universitaria, occorre distinguere, naturalmente la "divulgazione" dalla "didattica" vera e propria: tradizionalmente, la prima è rivolta all'ambito cittadino, mentre la seconda rientra prevalentemente nella sfera dell'utenza scolastica
Gli Orti Botanici universitari svolgono anche una notevole attività scientifica, soprattutto nel campo degli studi biosistematici e in alcuni casi, particolarmente ove vi siano collegamenti con facoltà di Agraria o di Scienze forestali, nel campo dell'acclimatazione o del miglioramento genetico di vegetali; in ogni caso, fungono da laboratorio all'aperto e da luogo di coltura e conservazione dei materiali viventi usati per la sperimentazione nel campo della biologia vegetale.
Un'altra fondamentale attività che Orti Botanici universitari svolgono tradizionalmente ed istituzionalmente è rappresentata dalla conservazione ex situ che si attua sia attraverso la "conservazione statica" delle collezioni, sia attraverso lo scambio di semi e propaguli con istituzioni consorelle (contribuendo così alla diffusione delle specie in coltura) nonché (e questa linea si sta affermando sempre più in tempi recenti) attraverso la costituzione di vere e proprie banche del germoplasma. Tale attività è forzatamente limitata ad un ristretto numero di Orti, dati i notevoli costi di impianto della strumentazione e le esigenze di spazio e personale dedicato.
Un'altra funzione che in questa epoca di generalizzato dissesto ambientale gli Orti Botanici sono chiamati a svolgere è la conservazione in situ, vale a dire il mantenimento delle specie e degli habitat, quindi della biodiversità, non tanto nelle proprie collezioni, quanto direttamente nell'ambiente naturale: questo compito ben si addice agli Orti Botanici in quanto presso di essi o comunque nei Dipartimenti e negli Istituti collegati si concentra la quasi totalità di competenze botaniche relative non solo alla biologia vegetale ma anche alle discipline naturalistiche inerenti il territorio.
Disponendo quindi del bagaglio scientifico-tecnico per un'adeguata programmazione scientifica gli Orti Botanici possono validamente contribuire a dettare le linee guida per la corretta gestione dell'ambiente naturale e delle sue risorse.
Infine, l'impegno degli Orti Botanici come centri di raccolta di materiali sequestrati dall'autorità giudiziaria in relazione a contravvenzioni alla legislazione C.I.T.E.S. è ovviamente limitata alle strutture più vaste, meglio dotate di personale o che già dispongono di collezioni e strutture adatte ad ospitare gli esemplari oggetto di sequestro, che sono rappresentati principalmente da orchidee e piante grasse in generale.