Orto Botanico dell'Università di Siena

 Indirizzo: ORTO BOTANICO - Dipartimento di Biologia Ambientale  Università degli Studi di Siena
Via P. A. Mattioli 4 - 53100 SIENA
Telefono ++39 0577 232874
Fax ++39 0577 232860
email: orto@unisi.it
Sito Web ufficiale http://www.unisi.it/ateneo/dipart/dba/orto/i_ob.html"

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Testi a cura di  Claudia Perini

Attualmente l'Orto Botanico occupa quasi per intero il lato sinistro della valletta di S. Agostino, che si apre verso sud tra Porta Tufi e Porta S. Marco. Situato all'interno delle mura di Siena, tra i 280 e i 350 m d'altitudine, copre 2 ettari e mezzo di terreno per lo più in forte declivio. Il clima di tipo submediterraneo, la particolare ubicazione lungo il pendio fino giù al fondovalle e la protezione dai venti del Nord da parte degli edifici soprastanti, consentono la coltivazione all'aria aperta di specie assai diverse, che vanno da quelle più termofile, come la palma nana (Chamaerops humilis), fino a quelle montane, come il faggio (Fagus silvatica) e gli abeti (Abies alba, Picea abies).
 Il declivio è suddiviso in tre settori abbastanza ben distinti l'uno dall'altro, nei quali sono dislocate due serre, una limonaia e vari tepidari.

 Il primo, la cosiddetta "scuola", è posto su terrazze artificiali ed è costituito da aiuole rettangolari delimitate da mattoni e contrassegnate da lettere. Seguendo una certa logica, si tende a presentare le specie di una famiglia e, nelle aiuole limitrofe, famiglie sistematicamente vicine. Scopo didattico della "scuola" è infatti quello di riunire secondo un ordine sistematico (in questo caso secondo il sistema di Engler), le angiosperme erbacee e basso arbustive.
 Nel secondo settore, situato su un declivio a valle, in prosecuzione del tema sistematico della "scuola", si trova un reparto dedicato alle gimnosperme, integrato nel periodo estivo da  Cycadaceae, Podocarpaceae e Araucariaceae coltivate in vaso. Nelle aiuole periferiche, come a formare una cornice, sono presentate le piante esotiche capaci di resistere ai rigori invernali. Assecondando l'esigenza sempre più diffusa di una riscoperta del mondo che ci circonda, nelle aiuole centrali invece sono riunite principalmente le piante indigene, tipiche di formazioni vegetali della Toscana centro-meridionale. Vecchi esemplari di specie esotiche , come ad esempio Gleditsia triacanthos, hanno mantenuto, per vari motivi fra i quali da non tralasciare il valore storico, la loro posizione originaria, anche se l'ubicazione non corrispomde allo schema presentato. Le ultime tre aiuole a valle, una sorta di barriera verde nei confronti del fosso di confine e dei terreni agricoli circostanti, sono occupate da un boschetto di alloro, lentaggine, orniello, leccio e vecchi pini e cipressi.
 Il terzo settore, il cosidetto "podere",  è un'area di espansione dell'Orto  e attualmente, nella parte più a monte su un terrazzamento artificiale vengono esposte, nel periodo estivo, un certo numero di piante esotiche coltivate in vaso. Segue un'area rappresentante ambienti con suoli scarsamente sviluppati, ricca in affioramenti rocciosi di varia natura: calcareo, arenaceo-siliceo e serpentinico. L'intento è di presentare le principali specie vegetali che vivono nelle aree caratterizzate da suoli scarsamente evoluti. Queste aree che possono essere di origine naturale, quali ad esempio suoli a bassissima fertilità, pendici a forte erosione, o antropica, come scarpate stradali, cave abbandonate, sono infatti poco conosciute, nonostante vi vivano molte specie fitogeograficamente e/o ecologicamente interessanti. Tra le specie di maggior pregio  fitogeografico possiamo ricordare le endemiche dei suoli  ultramafici della Toscana e della Liguria orientale, quali Armeria denticulata, Alyssum bertolonii, Thymus acicularis var. ophioliticus, Euphorbia nicaensis subsp. prostrata, Centaurea aplolepa subsp. carueliana,
Stachys recta ssp. serpentinii.
Inoltre in un'area ombreggiata, poco più a valle, è stata realizzata una conca rocciosa percorsa da un sistema di rigagnoli d’acqua che ospita una collezione di pteridofite indigene.Nella restante parte, tentando di mantenere l'aspetto che avevano un tempo le vallate situate all'interno delle mura, sono coltivate piante fruttifere oggetto di ricerca. Nei pressi del fondo valle si trova un'antica fonte in muratura, alimentata dai cosiddetti "bottini", gallerie scavate a mano per la cattura e la canalizzazione delle acque di falda.
 Circa 500 mq sono costituiti da una serra calda, un  tepidario, una serretta sperimentale e una limonaia.  Nella serra calda, fatta costruire dal Tassi alla fine dell'800 (per questo viene detta anche antica serra) sono ordinate secondo le famiglie le specie della fascia tropicale.  Nel tepidario, utilizzato in gran parte per il ricovero invernale di specie esotiche incapaci di resistere ai rigori invernali, vi è un reparto di 120 mq circa dove  sono coltivate in piena terra le succulente distinte in base al paese di origine.



Attività

 La tendenza a coltivare piante indigene e a ricostruire ambienti naturali  negli Orti Botanici, in auge in un passato recente, comincia però già a divenire obsoleta. Con il fiorire di piccoli musei locali con relative " aule verdi" e sentieri naturalistici, è molto più facile ed efficace presentare al pubblico ambienti naturali e specie nel loro vero habitat. Un esempio di una sorta di proiezione dell'Orto verso l'esterno può essere il "Museo del Bosco" nato come nuovo reparto dedicato al bosco. E' realizzato in collaborazione con il CEDLAC  (Centro di Documentazione del Lavoro Contadino), struttura dell'Assessorato alla Cultura dell'Amministrazione Provinciale di Siena, che tra l'altro, ha il compito di organizzare musei etnografici, distribuiti sul territorio della Provincia. In località  Orgia, frazione di Sovicille, 13 Km a Sud-Ovest di Siena, si è così realizzato questo centro di attività molto complesso ed articolato in diversi poli:il museo con allestimento fisso di oggetti e pannelli; il laboratorio didattico; i tre percorsi didattici attraverso il bosco.
 L'esposizione di Orgia è dunque tematicamente specializzata, ed insiste su un argomento che - valorizzando il territorio e non solo la collezione di oggetti - rende possibile un movimento che va dal chiuso all'aperto, riattraversando criticamente i sentieri, ormai abbandonati, del nostro bosco.


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