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Orto Botanico dell'Università della Calabria |
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Cenni storici e note generali
“Avrei voluto fermarti, cavallo brado
tu cavalchi ciecamente su un sentiero di fuoco
senza posa nè fame.
Non vi troverai che ceneri ardenti e odio e dolore
ma io non posso, non so cavalcarti.
Chi ti metterà le briglie senza farti male
ti dovrà amare molto più di me.
Io ti lascio andare e lascio a me il rimpianto
di una carezza mai data”.
Questo singolare pezzo poetico, abbandonato al fango ed al vento come
cartaccia dall’ equide citato (“L’ho scritta di getto, sulla mia
agenda il giorno che ho deciso di non studiare più con te. Ti appartiene,
ho pensato di rendertela insieme alle altre cose che mi hai dato .....”
aggiunge l’anonima Autrice) testimonia dell’ uso certamente improprio,
ma tra i più legittimi, che dell’Orto Botanico ne è subito
stato fatto: luogo di non casuali incontri, di passeggiate, di studio ...
ma ahimè talvolta anche di, si direbbe peraltro meritati, congedi!
L’area universitaria, ora in corso di intensa urbanizzazione, era qualche
anno fa aperta campagna e l’Orto non è nato su un’ area urbana o
solo su uno spoglio terreno agricolo, ma, a differenza di quasi tutti gli
altri Orti Botanici italiani racchiude delle aree semi-naturali con un
significativo campione di flora calabra: oltre 400 specie sulle circa 2500
complessivamente censite per l’ intera Calabria.
Questa ricchezza di naturalità e “biodiversità” è
stata anzi determinante nella scelta ed ha consentito fin dall’inizio un’utilizzazione
a fini didattici dell’Orto come se si trattasse di un piccolo parco naturale.
Le coordinate geografiche dell’Orto Botanico sono comprese tra 39°18’
e 39°24’ di latitudine N e tra 16°10’ e 16°20’ di longitudine
E ed esso si estende su un terreno collinare tra 180 e 230 m s. l. m.
Il substrato geologico è costituito da sabbie e conglomerati
ad elementi cristallino-metamorfici da bruni a rossastri con intercalazioni
di argille da grigie a grigio-azzurre. La presenza di questi strati argillosi
impermeabili permette la formazione di un discreto sistema idrico in superficie.
Infatti l’Orto Botanico, oltre ad essere attraversato in direzione
Ovest-Est da un fossatello (ruscello) che prosegue in direzione del Crati,
comprende nella sua area ben quattro pozzi e due piccole sorgenti perenni.
Sia la formazione argillosa che quella sabbioso-conglomeratica, risalgono
al periodo Pliocenico ed esattamente al Calabriano Superiore.
Poichè mancano dati climatici completi sull’ area in esame,
per la desrizione del clima sono stati utilizzati e ritenuti validi anche
per quest’area, i valori climatici normali ottenuti da osservazioni
effettuate presso la stazione meteorologica di Cosenza. I valori di temperatura
e precipitazione sono stati riportati nel climadiagramma (Walter, 1984).
Dall’interpretazione di questo grafico risulta che il clima è
di tipo mediterraneo con abbondanti piogge invernali (medie mensili invernali
superiori ai 100 mm), con periodo di siccità estiva di circa 3 mesi
e con chiaro andamento stagionale delle temperature, ma con gelate solo
occasionali.
Date le coordinate geografiche ci troviamo in piena zona mediterranea
ed i frammenti più cospicui di vegetazione spontanea sono costituiti
dal querceto di caducifoglie termofile con dominanza di Quercus pubescens
(o forse meglio Q. virgiliana ), probabili ibridi e qualche Cerro
(Q. cerris ) corrispondenti nella zonizzazione altitudinale della
vegetazione alla fascia sannitica, appena sopra la fascia mediterranea
temperata, che compare infatti anche a quote superiori sulle pendici della
Sila, che si affacciano alla valle del Crati. Tra le specie caratteristiche
dei boschi termofili presenti abbiamo: Erica arborea L., Asparagus
acutifolius L., Crataegus oxyacantha L., Ligustrum vulgare
L., ecc. Altra formazione vegetale subspontanea è rappresentata
dal bosco ripariale a Populus alba con salici e qualche ontano: Salix
caprea L., S. triandra L., Alnus glutinosa (L.) Gaertner
lungo le rive del ruscello, nel cui sottobosco abbondano specie legate
ad ambienti umidi ed ombrosi (Helleborus bocconei Ten.,
Polystichum,
Asplenium
adiantum-nigrum L., Ruscus aculeatus L., Dorycnium rectum
(L.)
Ser., ecc.) Sulle altre aree invece si possono osservare fitocenosi caratteristiche
dei coltivi o dei coltivi da poco abbandonati. Nell’Orto Botanico si individuano
ad occhio, infatti, aree completamente alterate e “denaturalizzate” ed
aree invece più o meno spontanee (boschetti di quercia e pioppeto).
I periodi migliori sono la primavera e l’autunno e per gruppi di persone
o scolaresche è possibile organizzare visite guidate anche su temi
prescelti quali ad esempio:
1) la biodiversità e le specie significative da un punto di
vista sistematico;
2) l’evoluzione delle strutture riproduttive e fiorali;
3) le piante alimentari e/o officinali: alcune indicate dai cartelli,
molte ... da scoprire con l’aiuto di libri divulgativi;
4) le piante ed altri organismi vegetali acquatici;
5) il riconoscimento delle piante con l’uso di chiavi analitiche;
6) raccolta di materiale significativo da osservare con tecniche elementari
di microscopia in aula di esercitazioni
La visita guidata è particolarmente opportuna in quanto una
completa guida a stampa dell’Orto Botanico è in preparazione ma
non ancora disponibile e il sistema di cartelli esplicativi per una visita
autoguidata è ancora in allestimento.
I settori e le collezioni
Il perimetro dell’Orto è segnato da un muro in cemento con rete
mascherato da piante rampicanti e accompagnato ai lati S e O da un filare
di cipressi. Il muro è interrotto in corrispondenza dei cancelli
(5 in tutto) di cui uno solo, in prossimità della sede, utilizzato
come ingresso visitatori.
A sinistra rispetto all’ingresso visitatori ed in prossimità
del pozzo n° 1 vi è una vasca con Nymphaea e con Chara.
Sono state piantate inoltre in ricordo della tragica morte in Africa dello
studente Sergio Domanico alcune palme: due Chamaerops humilis, da
vivaio, fuori del cancello dell’Orto; una Chamaerops di origine naturale
(Monte di Erice, Sicilia) ed alcune Phoenix dactilifera (seme originario
della Tunisia, nate nel 1993), vicino alla vasca. Nei pressi lungo la strada
vi sono due giovani olivi della varietà dolce di Bitonto. Tutti
gli altri dell’ “Orto degli Ulivi” sono quelli originari del terreno assegnato
all’Orto Botanico e più o meno gravemente danneggiati dal fuoco
all’epoca dell’esproprio: probabilmente tutti vanno attribuiti alla varietà
Carolea. Qua e là tra gli olivi sono rimasti anche alcuni vecchi
vitigni.
Buona parte del terreno in questa zona resta da utilizzare, ma presso
l’ingresso visitatori e lungo il viale verso Nord hanno trovato collocazione
numerose piante estranee alla vegetazione originaria, dall’Azolla filiculoides
(vasca) alla Jojoba (Simmondsia chinensis ) alla Medicago arborea,
Urginea marittima, Narcissus serotinus, Iberis semperflorens, Ephedra distachya,
ecc., quasi tutte di accertata provenienza naturale, ed inoltre una
collezione di Iris (oltre 300 dai vivai Degl’ Innocenti, Firenze).
Alla fine del viale delle Iris difronte ed a sinistra rimangono un
boschetto di querce caducifoglie ed una zona umida con piante caratteristiche
di boschi ripariali (pioppi, ontani, salici) dove sono stati aggiunti Liriodendron,
Metasequoia, Taxodium. Nella sorgente Lemna (una delle piante
più piccole esistenti!) e Salvinia natans, una felce acquatica.
Il margine del bosco è caratterizzato da rovi, il sottobosco da
eriche, Cornus, erbacee varie tra cui domina nella parte umida l’equiseto
(Equisetum telmateja). In G sono presenti due boschetti di bambù
(Phyllostachys). Le aree in giallo indicano due zone mantenute a
prato dove il terreno d’estate asciuga completamente e si spacca, ma dall’autunno
alla primavera è molto umido, quasi inondato, e vi prosperano tra
l’altro estesi popolamenti di Isoetes histrix ed I. durieui.
Collegando le osservazioni possibili su Equisetum, Isoetes, Salvinia
ed altre felci (Osmunda regalis, Polypodium, ecc.) a quanto eventualmente
osservato nella vetrina museale dedicata ai fossili (sede, erbario) è
possibile illustrare con esempi concreti le linee, le tendenze evolutive,
la moderna sistematica delle piante vascolari. Possibili anche osservazioni
e considerazioni su fatti essenziali di biologia riproduttiva (isosporia/eterosporia;
gametofiti maschili e femminili; tendenza alla riduzione ed alla formazione
all’interno della spora, ecc.). A bella posta vi sono nella zona per così
dire a portata di mano (vicino all’area didattica attrezzata al pozzo n°
3) anche Gimnosperme quali Gingko, Taxodium, Podocarpus.
Le due serre sono dedicate: una a piante che necessitano di protezione
ma anche di forte umidità, dal Papiro (Cyperus papirus) a
felci quali Woodwardia radicans, Pteris cretica, P. vittata, Adiantum
capillus-veneris (Capelvenere, notare l’abbondante produzione di gametofiti),
a Pinguicula hirtiflora (l’unica pianta “carnivora” presente in
Calabria); una ad una piccola collezione di piante grasse significative
per una illustrazione pratica di fenomeni di convergenza evolutiva.
Vicino alla Serra 1 sembrano ben ambientate e da alcuni anni sopravvivono
quasi senza assistenza, alcune piante di Primula palinuri, tipico
esempio di pianta endemica.
Nelle aree mantenute a prato ed in quelle limitrofe fioriscono a primavera
molte fanerogame erbacee spontanee: dagli Helleborus, ai Ranunculus,
alle Serapias.
Presso la serra 2 è stata costruita ultimamente una serie di
vaschette adatte a mantenere in coltura piante più o meno palustri:
Osmunda
regalis, Marsilea strigosa, Acorus calamus, Menyanthes trifoliata,
ecc.
Tutti i coschini (= boschetti) sono accessibili e visitabili anche
su sentieri non segnati sulla carta.
Il “Coschino dell’Amore” per chi non sia distolto da altri interessi
è particolarmente adatto ad imbastire un esempio di rilievo fitosociologico
(natura del suolo, esposizione, strato muscinale, erbaceo, arbustivo, arboreo,
elenco floristico, ecc.).
Quercus rubra (nella zona bianca vicino alle serre), Juglans
nigra e J. regia (in H), possono costituire esempi di piante
significative per distribuzione geografica e grandi fenomeni geologici.
Nell’area denominata “Orto delle Cerze” stanno crescendo esemplari
ancora giovani di numerose querce importanti ed interessanti: Q. pedunculata
(Q. brutia Ten., da seme di piante di Serra S. Bruno), Q.
farnetto (dal bosco Basilicò di Bocchigliero), Q. trojana
(da
S. Caterina presso Gallipoli), Q. coccifera (da S. Nicola, Gallipoli),
Q.
macrolepis (da ghiande della famosa quercia millenaria di Tricase).
Piante caratteristiche di ambienti della macchia mediterranea si trovano
raccolte intorno alla Cibia ed alla vicina roccaglia ed inoltre nella zona
più a N-E dell’ “Orto delle Cerze”.
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